Cesaro Nicola

 
Nicola Cesaro è nato il 12 gennaio 1984 a Montagnana (Padova). Attualmente residente a Santa Margherita d’Adige (PD). Nel 2003 si è diplomato al Liceo Scientifico “G.B. Ferrari” di Este con la valutazione di 94/100. Ha frequentato la Facolta di Lettere Moderne dell’Università di Padova: ha interrotto la carriera accademica dopo due anni e mezzo e ha ripreso gli studi pochi mesi fa. Ad oggi è a due esami dal termine del percorso di studi.
 
 
menzione d’onore
 
Ovejaras1
 
Strano come gli spiragli di vita
si scorgano anche dai fori delle pallottole.
Le finestre non esistono in quanto tali,
l’intimità della vita esce dalle case, 
svuota  della pace quotidiana
le camere, gli uffici, i ritrovi.
Ogni sparo crea nuove fessure d’assenza.
 
Non c’è religione se non quella avversa
perché credere è eliminare chi crede che tu sia nel torto.
Un torto divino, mitico…un torto vitale
che giustifica l’uccisione dell’amico di sempre.
 
Non c’è politica se non quella che garantisce ordine,
ma che non previene ciò che mina la sicurezza.
È una politica che baratta vite con soldi e alleanze
ma che poi sa commemorare le vittime dei suoi accordi.
 
Non c’è futuro se non quello che costringe alla fuga,
da una terra arida in superficie
ma più che mai fertile sotto il cemento a cera lacca rossa2.
I morti restano nei cimiteri della storia, i giovani cercano cimiteri stranieri.
 
Non c’è giustizia in una città in cui c’è chi muore
ai bordi delle gioiellerie Dior e dei locali Coca Cola,
in cui l’unica polizia che si ricorda 
è quella delle fosse comuni e dei criminali a piede libero.
 
Non c’è logica che regga in questa città.
Non c’è verità che sia logica in questa terra.
Non c’è voce che sia verità in queste anime.
Ma questa è la Gerusalemme dei ricchi…
 
Signore e signori, benvenuti a Sarajevo.
 
Note
1. Il termine altro non è che “Sarajevo” scritto al rovescio. 
2. I solchi delle bombe nei marciapiedi sono stati ricoperti da cemento simile a cera lacca rossa. Ma non sono solchi normali: lì sono morti dei civili. È il segno indelebile della devastazione del conflitto.